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    Home»Attualità»2023: si chiude un anno importante per la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri. Numerose le iniziative che hanno visto protagonista Alberto Burri
    Attualità

    2023: si chiude un anno importante per la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri. Numerose le iniziative che hanno visto protagonista Alberto Burri

    02/01/20246 Mins Read
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    Si è chiuso un altro anno importante per la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri che ha visto le opere del Maestro Alberto Burri protagoniste di tante iniziative, al punto da sensibilizzare, in un crescendo di interesse ed entusiasmo, anche i numeri.
    A Città di Castello continua il trend positivo di presenze di visitatori alle due sedi espositive di Palazzo Albizzini e degli Ex Seccatoi del Tabacco. Oltre 25mila, 25.437 per la precisione, sono stati i visitatori che in questi dodici mesi sono entrati nei musei per conoscere da vicino, scoprire o riscoprire l’arte di Alberto Burri. Un numero di poco inferiore agli ingressi registrati nel 2022, ma significativo considerando che per circa tre mesi la sede di Palazzo Albizzini è rimasta chiusa per permettere di effettuare importanti lavori di ammodernamento.


    Numerose sono state le iniziative che hanno caratterizzato questo 2023, iniziando dalla mostra fotografica dal titolo Aurelio Amendola: Burri/Vedova/Nitsch. Azioni e Gesti, inaugurata in occasione dell’anniversario della nascita del Maestro tifernate, il 12 marzo, presso gli spazi espositivi dedicati alle mostre temporanee degli Ex Seccatoi del Tabacco.
    A Perugia, presso Palazzo Baldeschi, sta riscuotendo un rilevante successo la mostra celebrativa del cinquecentenario della morte di Pietro Vannucci, detto il Perugino, voluta dalla Fondazione Perugia in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri che ha posto in dialogo alcuni capolavori dei due più grandi artisti umbri. Con il titolo NERO. Perugino Burri, l’esposizione, curata da Bruno Corà e Vittoria Garibaldi, è visitabile fino a domenica 7 gennaio. Il biglietto d’ingresso, se presentato anche nelle sedi espositive dei due musei Burri di Città di Castello, dà diritto ad una riduzione in essi.


    Nondimeno, durante tutta l’estate, un leggendario Sacco datato 1953 ha arricchito la mostra dal titolo St. Francis of Assisi organizzata alla National Gallery di Londra e curata dal direttore del celebre museo londinese Gabriele Finaldi, dopo la sua visita con un folto numero di giornalisti ai musei Burri.
    Dal mese di giugno, un emblematico ed importante Bianco Nero Cellotex di Burri del 1969 è esposto a Washington, presso la residenza dell’Ambasciata Italiana in una scelta rassegna di arte italiana dal titolo Villa Firenze Contemporanea.
    Altrettanto stupefacente è stato l’esito dei visitatori verificatosi nell’area dedicata all’esposizione BURRI. FORMA SPAZIO EQUILIBRIO, – oltre ventimila persone -, allestita a cura della Fondazione Burri in occasione della 44ma edizione del Meeting di Rimini. Un pubblico di giovani e giovanissimi ha atteso in fila per poter ammirare la più grande tela mai realizzata dal Maestro, il Sacco del 1969 ideato e realizzato per il fondale del primo atto del dramma teatrale “L’avventura d’un povero cristiano” dal romanzo di Ignazio Silone. Attorno all’imponente opera la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ha costruito un esauriente percorso idoneo a far luce su questo grande protagonista storico della pittura italiana ed europea. Con le suggestive proiezioni del Grande Cretto Gibellina ed altri cicli appartenenti a diverse stagioni del suo lavoro, il pubblico ha avuto l’opportunità di prendere visione di una significativa parte dell’opera di Burri. Tra le personalità di spicco va ricordata sia la visita, nel giorno dell’inaugurazione, del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), nonché ambasciatore umanitario di Papa Francesco nella vicenda bellica tra Russia e Ucraina, sia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, dopo il suo intervento di chiusura in area convegni, ha voluto ammirare il grande Sacco del Maestro rimanendone profondamente colpito.


    Da settembre due Cellotex del Maestro, col titolo Rivoli n. 11 e Rivoli n. 17, datate 1991, saranno esposte nella sede del Rettore dell’Università di Roma “La Sapienza” in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico 2023/24. Le opere resteranno visitabili in comodato per alcunii anni nelle pareti d’ingresso del Rettorato.
    Particolare attenzione di pubblico e di critica sta riscuotendo anche l’esposizione dal titolo BURRIRAVENNAORO, curata dal presidente Bruno Corà ed allestita presso il Museo d’Arte della Città di Ravenna (MAR) nell’ambito dell’VIII Biennale di Mosaico Contemporaneo, che sarà visitabile fino al 14 gennaio 2024. La mostra, visitabile fino a domenica 14 gennaio, ripercorre la storia dell’intenso rapporto che Burri ha intrattenuto con Ravenna dalla fine degli anni Ottanta. Attraverso le elaborazioni di diversi cicli di opere suscitate dalla storia e dalla cultura artistica bizantina della città, Burri ha trasfigurato nel contrasto di nero e oro, tenebra e luce, il dialogo con il mosaico storico ravennate, in equilibrio tra spiritualità e materialità, nell’attualità di una città in cui le vestigia del passato si sono progressivamente intrecciate agli sviluppi produttivi e industriali del presente.

    Dal 1988 a Ravenna, in risposta ad una committenza espressa dal Gruppo Ferruzzi, Burri avvia una collaborazione che lo porta alla realizzazione di opere significative che elabora e denomina in differenti modi e in stretta relazione con la storia artistica della città. La mancata realizzazione della committenza di Raul Gardini non impedisce a Burri di appassionarsi ad una pittura rievocativa della grande stagione pittorica dell’arte bizantina, copiosamente presente in città, nelle chiese e negli edifici storici decorati a mosaico. Nascono i dipinti il Nero e l’Oro (1993) che si ispirano alla cultura musiva di alta decorazione fiorita a Bisanzio e sviluppatasi nella città di Ravenna con numerosi ammirevoli capolavori dell’arte bizantino-ravennate. Nella mostra BURRIRAVENNAORO quelle opere, insieme ad alcune serie scelte di creazioni grafiche, figurano negli ambienti dei due piani del MAR, in un repertorio mai prima d’ora così vistosamente esibito, circa cento opere, con esemplari che hanno meritato a Burri il Premio Nazionale dei Lincei per l’opera Grafica (1973). In tal senso, i due ambiti della sua pittura e della produzione calcografica, integrati con la presenza della grande scultura rossa, Grande Ferro R (1990), presso il Palazzo delle Arti e dello Sport “Mauro De André”, delineano i confini di un ritorno di grande rilevanza del maestro tifernate nella città di Ravenna, da lui amata.


    Ed ora, l’appuntamento con l’opera di Alberto Burri è nuovamente fissato per l’evento che, come ogni anno, celebra l’anniversario del compleanno del Maestro, il 12 marzo 2024.
    Ricordiamo che fino a domenica 7 gennaio le sedi espositive di Palazzo Albizzini e degli Ex Seccatoi del Tabacco saranno aperte con orario continuato dalle 10 alle 18.

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