CITTÀ DI CASTELLO – «Le alleanze non si fanno con le formule, ma con i contenuti». Luciano Bacchetta interviene nel dibattito politico in vista delle Comunali 2027 e lo fa con parole nette, ribadendo il proprio ruolo istituzionale e l’autonomia del Partito Socialista all’interno del centrosinistra tifernate.
Il presidente del Consiglio comunale chiarisce anzitutto la propria posizione rispetto alle dinamiche di coalizione: «Ho scelto fin dall’inizio di restare fuori dall’amministrazione. Dopo due mandati da sindaco non sarebbe stato elegante rientrare in giunta. Ho assunto un ruolo super partes, di garanzia per tutto il Consiglio comunale, maggioranza e minoranze comprese. Non ho mai partecipato all’attività amministrativa e non ho mai dato consigli: nessuno me li ha chiesti. Sono un osservatore esterno».
Uno dei nodi centrali resta la possibile ricandidatura del sindaco Luca Secondi. «La prima valutazione spetta a lui – afferma Bacchetta –. Fare il sindaco è un compito duro e totalizzante. Prima di parlare di alleanze bisogna capire se c’è la volontà personale di proseguire».
Nel frattempo, però, nel centrosinistra si moltiplicano le prese di posizione. Bacchetta non nasconde le tensioni: «Mi pare evidente che esista un’area della sinistra contraria alla riconferma dell’attuale sindaco. Non è una novità. Storicamente ho sempre avuto il “nemico” a sinistra e, paradossalmente, questo ha rassicurato una parte dell’elettorato moderato».
Secondo il presidente del Consiglio comunale, il vero rischio oggi è il «velleitarismo». «In politica il velleitarismo porta a schiantarsi. Noto molta confusione nelle cosiddette segrete stanze dei partiti. Il mio consiglio ai compagni socialisti è di tenere la schiena dritta, mantenere autonomia e dignità. È sempre stata la nostra forza».
Quanto al futuro delle coalizioni e alla possibile riproposizione del “Patto Avanti” anche a Città di Castello, Bacchetta è tranchant: «Non mi interessa chi sia il referente del Movimento 5 Stelle. Queste sono alchimie che rischiano di portare a una disfatta elettorale. Le alleanze si costruiscono su ciò che si vuole fare per la città, non su un DNA ideologico che spesso non esiste».
Per Bacchetta, la politica locale deve tornare a concentrarsi sui temi concreti: «Essere di sinistra non significa urlare o invocare catilinarie. Significa costruire servizi efficienti, garantire risposte soprattutto a chi ha meno, mettere le persone nelle condizioni di usufruire di opportunità reali».
Un messaggio chiaro, che suona anche come avvertimento in vista del 2027: meno giochi tattici e più programmi. Perché, conclude Bacchetta, «gli elettori non perdonano compromessi incomprensibili. Contano i contenuti e la credibilità».

