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    In evidenza

    Valerio Mancini (Lega): “Sul dimensionamento scolastico si è raccontata una verità parziale. Ora la Regione non ha più alibi”

    13/07/2026Updated:13/07/20265 Mins Read
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    Da mesi il dimensionamento scolastico è al centro del dibattito politico tifernate. Una vicenda che ha acceso lo scontro tra Comune, Regione e Governo e che continua a dividere la città. Ma non è l’unico tema sul tavolo. Dalla ricostruzione della scuola Dante Alighieri all’aumento della Tari, fino al futuro della discarica di Belladanza, abbiamo fatto il punto con Valerio Mancini, consigliere comunale della Lega ed ex consigliere regionale.

    Mancini, glielo dico sinceramente. Sul dimensionamento scolastico ormai i cittadini fanno fatica a capire chi abbia davvero ragione. In questi mesi abbiamo sentito accusare il Governo, il ministro Valditara, la Regione, il Comune. Adesso però il Ministero ha deciso di non ricorrere al Consiglio di Stato e la partita torna nelle mani della Regione. Se dovesse spiegare questa vicenda ad un genitore che ha seguito tutto da lontano, da dove partirebbe?

    «Partirei da una cosa molto semplice: dagli atti. Perché in politica si possono avere opinioni diverse, ma gli atti restano. E gli atti raccontano una storia diversa rispetto a quella che spesso è stata rappresentata.

    Il percorso nasce dalla Provincia di Perugia con il piano della rete scolastica. Successivamente la Regione recepisce quel percorso e soltanto dopo arriva il commissario nominato dal Governo. Quindi non è il Governo che decide di punto in bianco di intervenire su Città di Castello. Il commissario è arrivato perché la Regione non aveva concluso nei tempi previsti un procedimento imposto dalla legge.

    In questi mesi, invece, si è cercato di far passare l’idea che tutta la responsabilità fosse del ministro Valditara o del Governo Meloni. Non è così. Le responsabilità vanno ricercate molto prima.»

    Lei però insiste su un altro aspetto. Dice che il problema non è tanto quello che è successo a gennaio, ma quello che non è successo nei cinque mesi precedenti. Cosa intende?

    «Intendo dire che da settembre tutti sapevano quale sarebbe stato il percorso. Il Comune aveva espresso la propria contrarietà, questo è vero, ma da lì in avanti non ho visto un’azione politica capace di coinvolgere davvero il territorio.

    Io avevo chiesto un Consiglio comunale aperto, un confronto pubblico con cittadini, insegnanti e famiglie. Non è stato fatto. Per cinque mesi tutto è rimasto sostanzialmente fermo, fino a quando il problema è esploso. A quel punto è stato molto più facile cercare un responsabile che affrontare il merito della questione.»

    C’è poi un equivoco che continua a circolare. Molti genitori hanno associato il dimensionamento alla perdita di servizi, insegnanti o personale scolastico. È davvero così?

    «No, ed è probabilmente la confusione più grande che è stata alimentata. Il dimensionamento non chiude le scuole e non manda a casa insegnanti o collaboratori scolastici. Riguarda esclusivamente il numero delle autonomie dirigenziali.

    Sono norme previste a livello nazionale nell’ambito degli impegni collegati al PNRR. Possiamo discuterne, possiamo anche non condividerle, ma questa è la realtà. Invece si è lasciato intendere che gli studenti avrebbero perso servizi, creando comprensibilmente preoccupazione tra le famiglie.»

    Restando sul tema scuola, la Dante Alighieri è diventata quasi il simbolo di questa vicenda. Eppure lei sostiene che le due questioni non abbiano nulla a che vedere.

    «Esatto. La ricostruzione della Dante Alighieri è una storia completamente diversa. I fondi c’erano già. Poi, per le vicende legate all’impresa incaricata dei lavori, è stato necessario reperire nuove risorse.

    Su questo la Lega rivendica un lavoro preciso svolto a Roma attraverso il ministro Valditara e l’onorevole Riccardo Augusto Marchetti. Se oggi quei finanziamenti sono stati rifinanziati è grazie a quell’impegno.

    Poi aggiungo una considerazione personale. Continuo a pensare che la proposta dell’allora sindaco Bacchetta fosse più lungimirante: costruire prima una nuova scuola fuori dal centro e solo dopo demolire quella esistente. Oggi probabilmente gli studenti sarebbero già rientrati in una struttura nuova senza dover aspettare tutti questi anni.»

    Cambiamo argomento. In questi giorni stanno arrivando le bollette della Tari e molti cittadini hanno la sensazione che il conto vero debba ancora arrivare. È una preoccupazione fondata?

    «Secondo me sì. Il problema non è soltanto la bolletta di quest’anno. Il problema è quello che accadrà nei prossimi anni.

    La discarica di Belladanza sta arrivando rapidamente alla saturazione e conferire rifiuti in discarica costa sempre di più. Se non si interviene sul ciclo dei rifiuti, quei costi finiranno inevitabilmente sulle famiglie e sulle imprese.

    Per questo continuo a dire che la scelta della Giunta Proietti di accantonare il piano regionale predisposto dalla Giunta Tesei è stata un errore.»

    Lei continua a parlare di termovalorizzatore, un tema che divide molto l’opinione pubblica. Perché è così convinto che sia una strada inevitabile?

    «Perché basta guardare quello che succede fuori dall’Umbria. Emilia-Romagna e Toscana hanno chiuso il ciclo dei rifiuti attraverso questi impianti e oggi hanno costi inferiori rispetto ai nostri.

    Noi continuiamo a rinviare le decisioni mentre Belladanza si avvicina all’esaurimento. Nel frattempo Arezzo ha il termovalorizzatore di San Zeno perfettamente funzionante e continua a investire su quell’impianto.

    Io credo che la politica debba avere il coraggio di prendere decisioni, anche quando non sono popolari. Continuare a rimandare significa semplicemente presentare il conto ai cittadini.»

    Chiudiamo con una riflessione politica. Tra scuola, rifiuti e tasse, molti cittadini hanno la sensazione che il territorio stia perdendo peso rispetto ad altre realtà umbre. È una percezione o un dato di fatto?

    «Secondo me è un dato di fatto. Terni ha saputo far valere con maggiore forza le proprie esigenze perché dispone di una rappresentanza politica più ampia. Città di Castello oggi paga anche questa debolezza.

    Non lo dico per alimentare polemiche. Lo dico perché credo che un territorio importante come l’Alta Valle del Tevere debba tornare ad avere una voce forte nelle sedi dove si prendono le decisioni.

    Oggi la Regione non ha più alibi. Il Governo ha fatto la sua scelta. Adesso spetta a Palazzo Donini trovare una soluzione definitiva al dimensionamento scolastico e affrontare con serietà anche il tema dei rifiuti. Continuare a scaricare le responsabilità sugli altri non serve più a nessuno, soprattutto ai cittadini.»

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