Il capitano biancorosso, ospite di Time Out, racconta il ritorno in Serie B, l’entusiasmo degli 800 tifosi presenti contro Pescara e il gruppo affidato a Marco Bartolini. Tra ambizioni, giovani e vecchie conoscenze: «Non ci poniamo limiti, ma dobbiamo restare con i piedi per terra».
Ottocento persone sugli spalti, una vittoria per 3-0 e soprattutto la sensazione che a Città di Castello ci sia ancora tanta voglia di pallavolo. La prima giornata di Serie B ha restituito un’immagine che da queste parti non si vedeva da tempo. Il Pala Andrea Ioan pieno di famiglie, bambini del settore giovanile e appassionati che non hanno dimenticato quello che questa società ha rappresentato.
La Sirdeco Pescara è uscita sconfitta in tre set, 25-17, 25-15 e 25-20. Un risultato che ha fatto piacere a tutti, anche se qualcuno, conoscendo la storia biancorossa, guarda già un po’ più avanti.
Ne abbiamo parlato a Time Out con Davide Lensi, libero e capitano della Pallavolo Città di Castello. Quasi 31 anni, un percorso importante alle spalle e la scelta di tornare a giocare nella propria città. Conosce bene l’ambiente, sa quanto pesi quella maglia e non si lascia trascinare facilmente dall’entusiasmo. Anche quando il discorso finisce inevitabilmente su quella Serie A che Città di Castello ha conosciuto e che tanti tifosi sognano di ritrovare.
David, cominciamo da sabato. Ottocento spettatori, un 3-0 abbastanza netto contro Pescara. Dimmi la verità, nemmeno tu ti aspettavi una partenza del genere.
«No, assolutamente. Come risultato è stato un esordio perfetto. Poi, se andiamo a vedere la partita, qualcosa da migliorare lo troviamo sempre. Siamo all’inizio, dobbiamo ancora capire tante cose, anche perché non conosciamo bene le altre squadre e il livello di questo girone. Però cominciare così, davanti a un palasport pieno, è sicuramente il massimo che potessimo chiedere».
Io continuo a fare fatica a chiamare Città di Castello una neopromossa. Con tutto quello che questa società ha fatto, credo che il suo posto sia più in alto. Ma per voi che siete in campo è anche una responsabilità.
«Lo è, certamente. Ed è un onore indossare questa maglia. Cerchiamo di farlo capire anche ai più giovani e ai ragazzi arrivati quest’anno. Qui c’è una storia importante, che va rispettata. Però, al di là della storia, oggi siamo in Serie B e dobbiamo dimostrare sul campo quanto valiamo. Vogliamo fare bene, abbiamo i nostri obiettivi, ma non ci poniamo limiti. Vedremo settimana dopo settimana».
La società ha costruito una squadra che, almeno sulla carta, mi sembra qualcosa di più di una formazione pensata soltanto per salvarsi. Tu sei tornato, ci sono giocatori di esperienza e giovani interessanti. Che gruppo si è creato?
«Un bel gruppo, davvero. Si lavora bene, c’è una bella atmosfera e soprattutto vedo miglioramenti continui. La Serie B non è semplice, anche perché ai playoff arrivano soltanto le prime due di ogni girone. Quindi bisogna andarci piano con le previsioni. Però ci sono tutti i presupposti per divertirci e far divertire chi viene a vederci».
Parliamo di Roberto Buongiorno. Gli ho già detto che quest’anno avrà parecchie responsabilità. È arrivato per fare la differenza e contro Pescara ha risposto bene. Come lo hai trovato?
«Roberto è un professionista. Non lo dico soltanto per quello che ha fatto sabato, ma per come si allena. Dà sempre il massimo, ha un atteggiamento che può insegnare tanto ai ragazzi più giovani. Ha avuto esperienze importanti e questo si vede. Sono convinto che possa fare molto bene».
E poi c’è Rinaldo Conti. Gli anni passano, ma quando gli arriva il pallone continua a essere un problema per chi sta dall’altra parte della rete.
«Rinaldo è un fuoriclasse. L’età avanza anche per lui, come per me, ma rimane uno dei nostri giocatori migliori. Gli avversari sanno quanto può essere pericoloso. È chiaro che questo aiuta anche gli altri attaccanti. Se Troiani riesce a servirlo nelle condizioni giuste, credo che Rinaldo possa fare veramente bene anche quest’anno».
Parlami di Tommaso Troiani. Io penso che molto passerà proprio dalle sue mani. È lui che deve far girare questa squadra.
«Tommaso conosce bene il gruppo, ha esperienza e sa quello che deve fare. E poi molti di noi hanno già lavorato con Bartolini. Io lo conosco da tanti anni, mi allenava anche nella stagione di Serie B in cui arrivammo ai playoff per la A2. Cappelletti e Troiani hanno lavorato con lui più recentemente. Sappiamo cosa chiede e cosa può darci, sia tecnicamente sia all’interno dello spogliatoio».
Torniamo alla partita. Nei primi due set siete andati via abbastanza tranquilli, nel terzo invece Pescara vi ha creato qualche problema. Lì avete rischiato di complicarvi la serata.
«Sì, ed è una cosa sulla quale dobbiamo lavorare. Era già successo nelle amichevoli, per esempio contro Arezzo. Dopo due set giocati bene tendiamo qualche volta a calare mentalmente. Sabato, però, siamo stati bravi a non perdere la pazienza. Pescara ha provato a rientrare, noi non ci siamo innervositi e negli ultimi punti siamo riusciti a essere più concreti».
Mi è piaciuto Volpi. Giovane, buona personalità e una battuta in salto che non passa inosservata.
«Ha delle qualità fisiche e tecniche importanti. È arrivato quest’anno, si mette molto a disposizione e lavora bene. Contro Pescara era il più giovane del nostro sestetto iniziale. Non era semplice esordire in quel modo, ma è stato bravo. Adesso deve continuare così».
Parliamo di Leonardo Cesari, che gioca nel tuo stesso ruolo. Per lui averti davanti significa anche poter imparare parecchio.
«Leonardo è cresciuto tantissimo. Sono due o tre anni che lavoriamo insieme e ho visto i progressi che ha fatto. Si sta allenando veramente bene. Prima o poi riuscirà anche a rubarmi il posto! E sarò contento, perché vorrà dire che se lo sarà meritato. Siamo amici e credo che questa competizione faccia bene a tutti e due».
Mi hanno raccontato che il livello del sei contro sei in allenamento è molto alto. È una cosa sulla quale insisto spesso, perché se hai una seconda squadra che ti mette in difficoltà, poi la domenica sei più preparato.
«È proprio così. Bartolini lavora molto su questo, soprattutto il martedì e il giovedì. Ci mette anche in situazioni di svantaggio, per abituarci a giocare sotto pressione. E poi non esiste una vera squadra A o B, perché ruotiamo tutti. Sono allenamenti importanti, che fanno crescere il livello dell’intero gruppo».
Città di Castello ha sempre tirato fuori giocatori dal proprio vivaio. Ci sono ragazzi interessanti che potrebbero cominciare a lavorare con voi?
«Il bello di una società che ha squadre in più categorie è proprio questo. Chi merita può provare ad allenarsi a un livello superiore. Io da ragazzo ho avuto la fortuna di essere chiamato ad allenarmi con la prima squadra che giocava in A2. È stata un’esperienza che mi ha aiutato tantissimo. Mi auguro che anche i giovani di oggi abbiano queste possibilità».
Tu hai avuto davanti grandi liberi e hai fatto un percorso importante. A quasi 31 anni hai ancora voglia di imparare?
«Sempre. Nello sport non si smette mai. La pallavolo cambia, si evolve, e bisogna continuare a mettersi in discussione. Io cerco ancora di imparare cose nuove e migliorarmi. Se pensi di sapere già tutto, rischi di rimanere indietro».
C’è stato un momento in cui pensavi che non saresti più tornato a giocare a Città di Castello?
«Sì, per un periodo non pensavo di tornare. Poi però è una cosa che mi è sempre rimasta dentro. Sono stato fermo per un po’ e mi mancava il pallone. Mi mancava anche il Pala Andrea Ioan. Quando si è presentata l’occasione di tornare non ci ho pensato molto. Sono contento di aver fatto questa scelta».
Adesso due trasferte, Jesi e Rubicone. Non proprio il calendario più semplice per cominciare a capire quanto valete.
«Saranno due partite difficili. Jesi ha vinto all’esordio in casa, mentre Rubicone ha vinto il campionato lo scorso anno. Dobbiamo prepararci bene, lavorare su alcuni dettagli e farci trovare pronti. In trasferta sarà sicuramente diverso rispetto a sabato».
Chiudiamo con una domanda che forse non ti farà piacere. Io credo che questa squadra possa giocarsi i playoff. Voi invece su chi fate la corsa?
«È presto per dirlo. Le squadre cambiano ogni anno e non sempre quello che si vede sulla carta corrisponde al valore che poi esprimono in campo. Noi dobbiamo restare umili. Il primo obiettivo è mantenere la categoria, poi vedremo. Se arriverà qualcosa in più, naturalmente, saremo ben contenti».
Per ora il capitano non vuole sentir parlare di traguardi troppo lontani. Preferisce il lavoro in palestra e una partita alla volta. Ma quelle ottocento persone sugli spalti, sabato sera, hanno ricordato a tutti una cosa: a Città di Castello la pallavolo continua a essere qualcosa di speciale.

