Il giocatore biancorosso analizza la sconfitta al tie-break con Rubicone e fa il primo bilancio della stagione in Serie B
Doveva appendere le ginocchiere al chiodo, e invece Rinaldo Conti è ancora lì. A 33 anni è l’opposto del Città di Castello, neopromossa in Serie B. Sabato scorso ha messo a segno 18 punti in casa di Rubicone, campione uscente, ma non sono bastati: i biancorossi hanno perso 3-2, dopo essere stati avanti 2-1 nei set e 7-3 nel tie-break. Dopo tre giornate la squadra ha quattro punti e sabato ospita Falconara. Con Conti abbiamo parlato della partita, del gruppo e degli obiettivi della stagione.
Rinaldo, avevi detto che avresti smesso. Perché non riesci ad appendere le ginocchiere al chiodo?
È una cosa che è ricorsa più volte, da quando Mauro Alcherigi mi venne a trovare a Spoleto nel 2014. Già lì l’idea era un po’ quella di abbandonare la pallavolo. Non lo so, è una cosa che vorrei sapere anch’io. La vita va avanti, gli impegni aumentano, però c’è la passione per questo sport e c’è l’attaccamento a questa società, in cui mi sento molto coinvolto. Ormai sono dodici anni che vivo in Umbria. La mia carriera sportiva è iniziata e decollata con Città di Castello, quindi sono sempre rimasto affezionato a questi colori.
Dalla C alla B: tra lavoro e famiglia, con quale spirito hai accettato un impegno così?
“L’impegno della Serie B si vede, e non solo per le trasferte, più lunghe rispetto al campionato regionale. Si vede soprattutto in settimana: i ritmi di allenamento sono di tutt’altro livello e serve un certo mantenimento fisico, quindi c’è anche il lavoro in sala pesi. Ti impegna le giornate, la settimana quasi totalmente. Devo essere sincero: oltre all’attaccamento alla maglia, ha contato tanto ritrovare molti compagni del passato. Con Davide Stoppelli e Lenzi ci eravamo già ritrovati lo scorso anno in C. Poi sono tornati Roby, Niccolò Cappelletti e Tommaso Troiani, ragazzi con cui ho sempre giocato con questa maglia. E non per ultimi i giovani rimasti dal gruppo dell’anno scorso: anche con loro si è instaurato un bellissimo rapporto. Anni fa eravamo un po’ la novità del momento. Oggi, parlo per me, mi vedo un po’ come un accompagnatore”.
Da questo avvio mi aspettavo qualcosina in più. Sei d’accordo?
“Con il senno di poi ti dico di sì: qualcosina in più in queste due trasferte potevamo portarla a casa. La prima delle tre gare l’abbiamo vinta a punteggio pieno, nel migliore dei modi. Prima però non sarei stato della stessa opinione, perché è un campionato in cui, almeno all’inizio, il fattore campo conta tanto. A Jesi abbiamo trovato una bella squadra, che ha espresso un bel gioco. Noi eravamo un po’ sottotono e comunque abbiamo rischiato di portare a casa un punto. Sabato poi siamo andati a giocare in casa del campione uscente: lo scorso anno Rubicone ha vinto la Serie B e avrebbe potuto fare tranquillamente la A. In casa loro eravamo lì e ce la siamo giocata fino al quinto set”.
Città di Castello sbaglia spesso l’approccio alla gara. A Rubicone, dopo il 9-6, non siete riusciti a contenerli.
“Come ho detto anche dopo la partita, in queste due trasferte è venuto fuori proprio questo aspetto. Noi siamo un po’ un diesel. Nel primo set andiamo sempre in sofferenza, finiamo sotto di qualche punto e ci mettiamo un po’ a entrare nel ritmo gara. Secondo me si risolve continuando il lavoro che stiamo facendo e conoscendoci sempre meglio. Fuori dal campo ci conosciamo tutti da tanto tempo, ma in campo sono diversi anni che non giochiamo più insieme, quindi molti meccanismi devono oliarsi.”
Dopo il 25-16, il 19-25 e il 20-25 mi aspettavo che l’inerzia passasse a voi. Invece il quarto set finisce 25-16.
“C’è stato un blackout nella parte centrale del quarto set. Rubicone ha preso il largo di qualche punto e da lì c’è stato un blackout totale, in cui abbiamo lasciato andare l’avversario. Complimenti anche a loro, però: un campione uscente che si ritrova sotto 2-1 in casa contro una neopromossa, dopo aver vinto il primo set, non è una situazione facile”.
Loro hanno uno schiacciatore da 24 punti e un palleggiatore che ha gestito molto bene la gara.
“Sì, il palleggiatore avversario ha gestito il gioco in modo molto pulito e ordinato. Il loro opposto siamo stati bravi a contenerlo, tant’è che a metà partita è stato sostituito, ma il cambio ha fatto anche meglio e ha tenuto alto il livello. Loro hanno un bel gioco, ma giocano insieme da tempo. Noi siamo alla terza di campionato”.
Nel tie-break eravate avanti 7-3, e di nuovo c’è stato un blackout.
“C’è stato un passaggio a vuoto in cui abbiamo rimesso in partita gli avversari, anche perché parliamo di un 7-3 fuori casa. Da lì un parziale di 4-0 li ha portati sul 7 pari, poi abbiamo cambiato campo sull’8-7 per noi. Sono situazioni che secondo me si verificheranno sempre meno col passare del tempo”.
Troiani dice che dovete oliare i meccanismi. Ma con quei numeri in attacco di solito si vince 3-0. Cosa è mancato?
“Secondo me sono mancati un po’ tutti i fondamentali, non tanto la ricezione, nella parte centrale e finale del tie-break. Se non sbaglio lì abbiamo attaccato con la percentuale più bassa di tutti i cinque set e abbiamo murato poco. Ed è lì che il loro centrale, che ha attaccato con il 71%, ha fatto due dei muri decisivi. C’è stato sicuramente un calo nostro in attacco, forse anche un calo fisico”.
Nel girone di ritorno una partita così la vincete?
“Probabilmente sì. Anche Tommaso, conoscendo meglio gli attaccanti e acquistando sicurezza, saprà come gestire il gioco in certe situazioni, per evitare di passare da un 7-3 a un 7 pari. Questo arriva da sé, solo continuando a giocare insieme, perché nei giocatori del Città di Castello l’esperienza c’è. Dobbiamo conoscerci meglio e creare un po’ l’identità di gioco. È una questione fisica e mentale: ci dobbiamo conoscere non come singoli, ma come gruppo, come squadra in campo”.
Nel primo set è entrato il giovane Ettore Rumori.
“Ha fatto il suo. Non si è messo in evidenza per cose eclatanti, ma ha fatto il suo lavoro egregiamente”.
Per qualcuno la maglia biancorossa pesa?
“Può pesare, ma è una cosa che parte da noi stessi. Per me indossare la maglia di Città di Castello è quasi uno stimolo. E poi c’è il clima che è tornato al palazzetto dalla fine dello scorso anno. Secondo me, se continuiamo così, facciamo bene il nostro lavoro e teniamo alto l’entusiasmo che si è ricreato, ci sarà la fila di giocatori che vogliono venire qui”.
E i giovani?
“È giusto che per loro la carta d’identità non conti. Secondo me è proprio da questa sfida in settimana, durante gli allenamenti, che si comincia ad alzare il livello dei singoli e di conseguenza della squadra. Ci sono giovani che mordono, non tutti, devo essere sincero. Ma ci sono ragazzi veramente interessanti, che in futuro possono avere ruoli da protagonista nella società”.
Un messaggio ai tifosi?
“Un grande grazie è d’obbligo. Sono dei ragazzi fantastici: già dall’anno scorso, io per primo, ci sono molto legato e ci danno sempre qualcosa in più. Lo scorso anno il pubblico è stato il settimo uomo, e secondo me anche quest’anno conterà molto”.

