La sconfitta per 3-1, Marzolla costretto a fermarsi, Alpini in difficoltà e una squadra da reinventare mentre si giocava. Matteo Maiocchi racconta la domenica di Cantù: «Abbiamo sbagliato troppo, ma voglio vedere quante squadre avrebbero reagito come noi». E sul futuro non si nasconde: «Sono tornato per provare a fare il salto di categoria».
Ci sono partite che perdi e basta. E altre che, anche quando finiscono male, ti lasciano qualcosa. Quella di Cantù, per l’ErmGroup Altotevere, appartiene alla seconda categoria. Perché perdere 3-1 fa male, soprattutto quando nel quarto set arrivi sul 23 pari e cominci a pensare che il tie-break sia davvero a portata di mano. Ma se poi ripensi a tutto quello che è successo nei quattro set, il giudizio cambia.
Alpini non stava bene già prima di cominciare. Marzolla, reduce dai 29 punti contro Acqui Terme, si è fermato praticamente subito. Mirko Monaldi ha dovuto cambiare formazione in corsa, spostare Maiocchi nel ruolo di opposto, mandare dentro Pinali e cercare nuovi equilibri. Non proprio la situazione ideale contro un Cantù costruito con giocatori di esperienza e qualità.
Eppure l’Altotevere è rimasta lì, fino all’ultimo pallone. Ne abbiamo parlato a Time Out con Matteo Maiocchi, uno che in campo ha esperienza da vendere e che questa volta, oltre ai suoi 18 punti, ha dovuto fare un po’ di tutto.
Matteo, partiamo dall’inizio. Ma che domenica è stata quella di Cantù?
«Una di quelle giornate in cui non te ne va bene una. Succede nello sport, succede nella vita. La differenza la fa come reagisci. Alpini aveva già dei problemi, ha stretto i denti per esserci. Poi Simone Marzolla, praticamente ai primi salti, si è dovuto fermare. E lì abbiamo dovuto cambiare tutto. Però non ci siamo abbattuti. Anzi, chi è entrato ci ha dato una mano enorme. Siamo rimasti in partita fino alla fine e, sinceramente, vorrei vedere quante altre squadre ci sarebbero riuscite in quelle condizioni».
Nel primo set avete fatto dodici errori. Una montagna. Eppure siete arrivati sul 22 pari, con la possibilità addirittura di passare avanti. Come si spiega?
«Che abbiamo lottato, prima di tutto. Perché con dodici errori un set normalmente non lo giochi nemmeno. Invece eravamo lì. Certo, quando arrivi ai punti decisivi devi essere lucido. E noi avevamo già perso due giocatori importanti, stavamo cercando di sistemarci in campo. Sono cose che pesano. Poi siamo alla seconda giornata, ci sono ragazzi nuovi, dobbiamo ancora conoscerci bene».
Faccio il cattivo. Quarto set, Cantù avanti 24-23. L’ultimo pallone passa dalle tue mani, cerchi il diagonale ed esce. Quanto ti è rimasto in testa?
«In quel momento provi a fare la cosa migliore. Io stavo giocando da opposto, ma continuavo anche a ricevere. Devi pensare a mille cose e tutto succede in pochi secondi. Ho cercato il colpo, forte, alto. A volte viene fuori una gran giocata, altre volte la palla esce di poco. Io ero convinto ci fosse stato un tocco. Ma non possiamo stare a pensare soltanto a quel pallone. Se arriviamo lì con dieci errori più degli avversari, dobbiamo ragionare soprattutto su quello».
Quando si è fermato Marzolla, tu sei passato opposto e Pinali è entrato in banda. E avete vinto il secondo set. Come avete fatto a rimettere insieme la squadra?
«Non è stato semplice. Cambia tutto, anche cose che da fuori magari non si vedono. La ricezione, le posizioni, i movimenti. Sono situazioni che in settimana non provi, perché normalmente giochi in un altro modo. Pinali è stato bravissimo, davvero. Anche Filippo, entrato per Alpini, ci ha dato una grandissima mano. E Ale, il nostro palleggiatore, è stato bravo a tenerci in partita. Però quando continui a togliere e spostare giocatori, alla lunga qualcosa paghi».
Cantù, però, ha giocato una gran partita. Ha difeso tantissimo e Argenta, con 24 punti, vi ha fatto parecchio male.
«Argenta è un giocatore che ha fatto la Superlega. Si vede, eccome. È uno che sa come giocare certi palloni. Noi avevamo preparato la partita anche per cercare di limitarlo, ma quando ti cambia mezza formazione saltano pure i piani che avevi studiato. In alcuni momenti non siamo riusciti a fermarlo, è vero. Dobbiamo imparare anche questo: trovare altre soluzioni quando le cose non vanno come previsto».
Ti dico un numero: 27 errori dell’Altotevere, 17 di Cantù. Dieci di differenza. Nonostante questo, siete arrivati a un passo dal quinto set. Non ti fa ancora più rabbia?
«Eccome se mi fa rabbia. Perché vuol dire che potevamo fare molto di più. Ci mangiamo le mani, inutile nasconderlo. Però dobbiamo prendere questa partita e studiarla. Capire dove abbiamo sbagliato, perché abbiamo fatto certe scelte, come potevamo gestire meglio alcuni palloni. Sono convinto che quando saremo tutti a posto e avremo trovato i nostri meccanismi, le cose cambieranno».
C’è una cosa che mi è piaciuta. Nel quarto set eravate sotto 13-9, siete tornati sul 15 pari e poi avete giocato punto a punto fino al 23-23. Non vi siete mai lasciati andare.
«Ed è proprio questo che voglio sottolineare. Siamo usciti dal campo e potevamo guardarci tutti negli occhi. Avevamo dato tutto. Io voglio fare i complimenti soprattutto ai ragazzi che sono entrati dalla panchina. Non è facile entrare in una partita così, contro un avversario forte, con tanti problemi da risolvere. Hanno dimostrato carattere. E questa è una cosa che ci porteremo dietro per tutto il campionato».
Avete incontrato subito Acqui Terme e Cantù. Due squadre che, secondo me, ritroverete nelle posizioni importanti della classifica. Che idea ti sei fatto del girone?
«Che sarà un campionato molto equilibrato. Acqui Terme è una squadra forte e sono convinto che lotterà per le prime posizioni. Cantù arriva dalla Serie A2, ha giocatori che conoscono anche la Superlega. Non sono avversarie semplici. Però dobbiamo giocare contro tutti, prima o poi. E forse incontrarle subito può anche servirci per capire dove dobbiamo migliorare».
Adesso vi aspetta Sarroch, una trasferta lunga e tutt’altro che semplice. Prima, però, dimmi come sta Marzolla.
«Simone ha fatto gli esami, aspettiamo i risultati. Da quello che sappiamo non dovrebbe essere niente di troppo grave e speriamo di riaverlo presto. Per Sarroch vedremo come organizzarci. Loro hanno giocatori interessanti, un allenatore esperto. Conosco bene Selleri, il palleggiatore, un ragazzo giovane ma con tanto talento. E ci sono altri giocatori importanti. Non mi stupirebbe vedere Sarroch crescere parecchio durante la stagione. Non sarà una partita facile».
Chiudiamo con te. Due anni fa eri arrivato all’Altotevere anche per ritrovare la condizione. Stavolta, invece, sei tornato con un’altra idea in testa. Me lo confermi?
«Assolutamente. Sono tornato per provare a fare quel salto di categoria che, secondo me, questo ambiente merita. Conosco bene la società, conosco le persone, so quanto ci tengono. Poi, naturalmente, sarà il campo a parlare».
E forse è proprio questa l’immagine più interessante che arriva dalla trasferta di Cantù. Un’Altotevere che ha perso, che ha sbagliato parecchio, ma che non ha cercato scuse e non si è arresa nemmeno quando la partita sembrava prendere una brutta piega.
Monaldi e Marra avranno da lavorare, questo è evidente. Bisognerà recuperare Marzolla, ritrovare Alpini nelle migliori condizioni e soprattutto ridurre quegli errori che a Cantù sono costati carissimi.
Intanto c’è Sarroch. E Maiocchi ha già fatto capire che nessuno ha intenzione di accontentarsi. Perché questa volta è tornato a San Giustino con un obiettivo preciso. E non ha nessuna voglia di nasconderlo.

